L’Immacolata in Basilica

Exemple

La statua dell’Immacolata di Prudenzio Piccioli (1848 ca) in San Francesco

La statua dell’Immacolata, posta all’interno dell’omonima cappella già dedicata a san Bernardino entro una corona di nubi gotiche nella forma a mandorla (o vesica piscis) realizzata nel 1957 da Severino Gardesani su disegno di Guido Atti, fu realizzata dopo che, nel 1819 i frati poterono riaprire al culto la Cappella Muzzarelli. È opera dello scultore spilambertese Prudenzio Piccioli (1813-1883) che nel 1848 curò il restauro della quattrocentesca pala marmorea dell’altare maggiore, opera dei fratelli veneziani Pierpaolo e Jacobello Delle Masegne. Fu proprio in quegli stessi anni che il Piccioli realizzò la statua dell’Immacolata Concezione di dimensioni più che reali, «ispirata alla pittura del Sassoferrato». L’effige fu posta sull’altare maggiore della Cappella Muzzarelli con ai fianchi, in due nicchie, le statue di san Ludovico, re di Francia, e santa Elisabetta d’Ungheria, patroni del Terz’Ordine Francescano.Con le soppressioni del 1863 e il decreto prefettizio del 1866 che ordinava la nuova chiusura della chiesa e la sua destinazione ad uso militare, la venerata immagine fu trasferita nella chiesa di San Girolamo della Certosa. Da lì fu riportata in San Francesco dopo che nel 1877, in attesa del ripristino della chiesa, fu nuovamente riaperta al culto la vecchia sacrestia, la Cappella Muzzarelli, che venne dedicata all’Immacolata. 
In occasione del restauro e parzialmente trasformazione del 1957 ad opera dello scultore scultore e plastificatore faentino Gaetano (Tano) Dal Monte (1916-2006), si ruppe la testa in gesso che fu rifatta in cartapesta (cf. lettera al p. Stanislao Rossi del 7 febbraio 1957). La statua fu solennemente incoronata dal Cardinale Giacomo Lercaro, arcivescovo metropolita di Bologna, il 13 maggio 1962.

La statua prima dell’intervento del 1956

Le notizie relative alla statua e al suo autore sono tratte dalla scheda di www.storiaememoriadibologna.it e da alcune note sul culto dell’Immacolata a Bologna redatte nel 1954 da p. Bartolomeo Casoni Dal Monte e conservate nell’archivio del convento. Per il restauratore si veda la pagina di www.ilbuonsenso.net. Si veda anche: Virgilio Davia, Cenni intorno al nuovo simulacro di Maria Santissima Immacolata opera dello scultore Prudenzio Piccioli che si venera nella Chiesa de’ RR. PP. Minori conventuali di S. Francesco in Bologna, Bologna, Tip. alla volpe, 1848.

A lato la pianta della chiesa di San Francesco con indicata la posizione della “Cappella dell’Immacolata” (già di San Bernardino).

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La Seliciata di San Francesco in una incisione di Pio Panfili anteriore al 1806

Pio Panfili
Veduta della Piazza detta la Seliciata di S. Franc[es]co in Bologna
(ante 1806)
incisione all’acquaforte su carta, 146×188 mm
Bologna, Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio, GDS, Cartone Panfili c. 4

Il Gabinetto disegni e stampe dell’Archiginnasio di Bologna conserva una raccolta di disegni e stampe di Pio Panfili (1723-1812) tra cui una veduta della cosiddetta seliciata di San Francescol’attuale Piazza Marcello Malpighi, col fianco orientale del complesso conventuale, l’abside e i campanili della chiesa e, sulla sinistra, la colonna dell’Immacolata.

Scheda dell’opera alla pagina di badigit.comune.bologna.it da cui è tratta l’immagine qui pubblicata.

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Giacomo Leopardi a San Francesco

Giacomo Leopardi ospite a San Francesco di Bologna dal 17 al 27 luglio 1825

Diretto a Milano per un impegno con l’editore Stella, Giacomo Leopardi (1798-1837) si fermò il 17 luglio del 1825 a Bologna: era prevista una sosta tecnica per il cambio dei cavalli, ma non era stato prenotato alcun albergo. Accettò quindi l’invito del suo compagno di viaggio, padre Luigi Poni, un vecchio amico del conte Monaldo, ad alloggiare nel convento di San Francesco, dove rimase nove giorni.
Così in proposito il 22 luglio 1825 da Bologna scrive al genitore: «Io sono stato e sono ancora alloggiato ai Frati Conventuali, cioè al convento del mio compagno di viaggio» (XXIV: Giacomo Leopardi, Carissimo signor padre. Lettere a Monaldo, Venosa, Osanna,  [1997]).
In città Giacomo fa alcune conoscenze importanti ed è accolto con favore nei salotti letterari cittadini. Nelle sue lettere descriverà Bologna come «quietissima, allegrissima, ospitale», «piena di letterati nazionali, e tutti di buon cuore, e prevenuti per me molto favorevolmente». E al fratello Carlo dirà: «Mi sono fermato nove giorni e sono stato accolto con carezze ed onori ch’io era tanto lontano d’aspettarmi, quanto sono dal meritare».
Positivo è anche il giudizio complessivo: «Bologna è buona, credilo a me che con infinita meraviglia, ho dovuto convenire che la bontà di cuore vi si trova effettivamente, anzi vi è comunissima».
Del padre Luigi Poni si sa che era nato a Bevagna (Perugia) e apparteneva alla Serafica Provincia dell’Umbria. Missionario in Oriente dal 1805, fu Ministro provinciale di quella giurisdizione dell’Ordine dal 1818 (cfProvincia d’Oriente e Terra Santa di San Francesco d’Assisi Frati Minori Conventuali, In cammino… verso il Padre. Necrologio, [s.l., s.n.,  2002], 3 ottobre).

Le informazioni qui pubblicate sono in gran parte tratte dalle pagine Breve soggiorno di Giacomo Leopardi a Bologna della Cro]nologia di Bologna dal 1796 ad oggi e Convento San Francesco della Mappa degli scrittori a Bologna tra 800 e 900 di www.bibliotecasalaborsa.it

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Il Voltone di San Francesco in un disegno di Pio Panfili del 1810

Pio Panfili
Voltone da S. Francesco guardando il Convento in allora da PP. MM. Conventuali, oggi la Dogana
(1810)
inchiostro bruno e acquerello grigio su carta avorio, 225×156 mm
Bologna, Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio, GDS, Cartone Panfili c. 54

Il Gabinetto disegni e stampe dell’Archiginnasio di Bologna conserva una raccolta di disegni e stampe di Pio Panfili (1723-1812) tra cui quello del Voltone di San Francesco, con la veduta dell’ingresso all’ex convento e, sullo sfondo, i due campanili, da Via Porta Nova. Si tratta, come lui stesso annotato, della copia che l’Autore fece nel 1810 di un precedente suo disegno del 1796.
Scheda dell’opera alla pagina di badigit.comune.bologna.it da cui è tratta l’immagine qui pubblicata.

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