Una corona per l’Immacolata

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Una corona per l’Immacolata

L’incoronazione della statua dell’Immacolata per mano del Card. Giacomo Lercaro il 13 maggio 1962

A ricordo della visita della statua della Madonna di Fatima in San Francesco il 29 giugno 1959, i frati pensarono di far incoronare la statua dell’Immacolata venerata nella stessa chiesa, opera dello scultore bolognese Prudenzio Piccioli eseguita intorno al 1848. Si ipotizzò la data dell’8 maggio dell’anno successivo prevedendo il restauro della cappella per cui fu richiesto l’intervento dell’architetto Giorgio Trebbi. Si rese comunque necessario rimandare l’evento e la nuova data fu fissata per il 13 maggio 1962, nel quarantacinquesimo anniversario della prima apparizione della Vergine ai tre pastorelli in località Cova da Iria (Conca di Iria), vicino alla cittadina portoghese di Fatima.

La bolla del Capitolo Vaticano del 25 marzo 1962

La celebrazione fu accuratamente preparata dall’allora Ministro provinciale p. Stanislao M. Rossi che con i confratelli della comunità bolognese, coinvolse insieme alla cittadinanza, i frati dell’intera provincia religiosa con gli alunni dei seminari serafici, le fraternità del Terz’Ordine Francescano e i gruppi della Milizia dell’Immacolata.
Si fece istanza al Capitolo della Basilica Papale di San Pietro in Vaticano di poter incoronare l’effige dell’Immacolata in nomine ipsius Capituli per mano dell’Arcivescovo metropolita di Bologna il Cardinale Giacomo Lercaro.La corona d’oro, offerta dai frati, dai terziari francescani e dai militi dell’Immacolata di tutta la regione, fu realizzata dall’argentiere e cesellatore bolognese Enea Stefani, ha smalti azzurri e porta incastonate dodici gemme, che simboleggiano la celeste Gerusalemme di cui l’Immacolata è Regina (cf. Ap 21)
Così l’evento è raccontato a pagina 8 de L’Osservatore Romano del 18 maggio 1962: 

L’ingresso in Basilica del Cardinale Arcivescovo

«Il Cardinale Giacomo Lercaro Arcivescovo di Bologna, a nome del Capitolo Vaticano, ha posto sulla fronte luminosa dell’Immacolata venerata in San Francesco una corona d’oro, gemmata e semplice com’è la fede generosa del popolo bolognese.La solenne cerimonia votiva era stata preparata da un fervido Settenario e preceduta dalla Messa Pontificale del Porporato, in tutto il decoro liturgico e cantata dalla cappella salesiana del Sacro Cuore, diretta egregiamente dal maestro don Primo Chinellato. Partecipavano alle funzioni pontificali, anche pomeridiane, i vescovi di Guastalla Mons. Zampieri e di Triveneto Mons. Crivellari, O.F.M. fratello del predicatore del Settenario P. Fiorenzo, O.F.M.Conv.


La corona portata da un “fratino”

Nell’ora dell’incoronazione si ravvivava nel Cardinale il felice ricordo del giorno culminante l’Anno Mariano 1954, quando circondava di una corona di dodici stelle l’ispirata bronza statua dell’Immacolata, che domina la vasta piazza, ch’era detta Seliciata di San Francesco, quando venne eretta nel 1669, su disegno di Guido Reni.
Segnava sin d’allora la vittoria della Comunità, provata per il culto prematuro dei severi provvedimenti, a carico di eminenti religiosi, e dell’accademia che ne cantava per secoli le glorie. Già prima della metà del 1400 l’università bolognese, che aveva presso il tempio le sedi della medicina delle arti e del diritto, si recava ogni anno in San Francesco coi reggenti e consiglieri per la celebrazione della festa dell’Immacolata Concezione.
La bella statua oggi decorata della corona aurea è la seconda che la Comunità Francescana Conventuale commise nel 1830 al valente statuario Prudenzio Piccioli, quando poté ricostituirsi, dopo la soppressione napoleonica, presso la chiesa di San Gregorio in via Nazario Sauro: e poi fu trasferita in San Francesco nel 1841, quando la Basilica fu riaperta al culto.
Nel 1868 la seconda soppressione italica però la cacciò nuovamente, il convento venne requisito e la chiesa chiusa al culto. La statua fu portata come inutile alla Certosa, fra le cose morte e superate… Ma passò il periodo più radicale del laicismo contro gl’istituti religiosi, e venne il giorno del ritorno della candida Regina dei Minori, nella loro chiesa, nel 1888 mentre l’architetto Rubbiani ne iniziava il ritorno al suo primiero splendore originale: si conchiudeva così felicemente la sorte della seconda statua. La prima, bellissima opera d’arte della metà del settecento, fatta dal memorabile p. Sorazzi, era già sistemata dopo la prima soppressione in S. Petronio: accolta con sommo onore dal capitolo della perinsigne basilica, dopo breve sua permanenza in S. Martino, quando anche essa veniva soppressa quale chiesa di Religiosi. Il Cardinal Arcivescovo Opizzoni le consacrò un altare in una cappella, poi divenuta sontuosissima, dove tutt’ora ha grande venerazione.

L’odierna incoronazione ha un ricordo storico in un’opera quattrocentesca: la pala dell’altar maggiore di Pierpaolo e Iacobello delle Masegne: del 1398. Questi celebri artisti sono pure gli autori dell’Iconostasi di San Marco in Venezia.
Nella loro pala, al centro di quaranta statuine marmoree, rappresentanti apostoli e santi francescani sta la Vergine in gloria, alla destra del Figlio. La corona che Le impone fu soprapposta al capo della Vergine nel 1600 dal predicatore di S. Petronio: padre Gerolamo dei Nobili Paolucci di Forlì, cappuccino, per iniziativa cittadina, al termine della predicazione quaresimale.Il culto della città per l’Immacolata Concezione è documentato dalla statua a Lei innalzata nella piazza adiacente alla basilica, come sublime e perenne affermazione di amore. La luce di mille lampade ne ha coronato in tutto questo settenario la vittoria del Suo candore sui vecchi e nuovi errori. Ben si è potuto cantare con la Chiesa: «Godi o Maria Vergine perché tutte le eresie Tu hai vinto nel mondo universo». Ai vicini e ai lontani i due campanili del tre e quattrocento, dalle sue linee artistiche ingemmate di luci: e lo hanno diffuso dal piano ai colli con l’armoniosa eco dei suoi bronzi.

Su tutti i cittadini la commovente polifonia liturgica, e le esecuzioni classiche ha ricordato i grandi maestri fioriti in questo insigne cenobio: il Padre Martini, Maestro di Mozart e il P. Mattei, di Donizzetti, che hanno esaltato l’Immacolata, come i grandi teologi, loro confratelli.Tutto dava un senso di nostalgia alla vera musica, alle sue immortali armonie, e al vero culto dell’Immacolata Regina che ha fatto sentore in questi giorni un potente invito ad essere partecipi e collaboratori delle sue novelle Vittorie.

Degna corona pomeridiana della solennità è stato il congresso Mariano, che ha rivisto la basilica stipata della fiorente Milizia, e sotto le decine di vessilli ha rinnovato il giuramento di fedeltà e la promessa di attività alla sua coronata Regina.
All’ardente parola del Predicatore è seguita quella del presidente dell’Assemblea Mons. Angelo Zampieri.
Le acclamazioni ed i propositi, animati dal direttore regionale della milizia p. Luigi Faccenda, hanno suggellato il convegno, coronato infine dalla trina benedizione eucaristica di Mons. Zampieri, Vescovo di Guastalla.
Poi tutto il popolo si è riversato nel chiostro francescano ad ammirarvi la ricca mostra mariana e missionaria, facendo acquisti e offrendo il nome per generosa collaborazione».

  • Notizie e immagini dall’archivio della ex Provincia Bolognese dei Frati Minori Conventuali conservato presso il Convento San Francesco di Bologna. Circa Enea Stefani si veda la pagina di antichistrumentiorafi.it.
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La statua dell’Immacolata di Prudenzio Piccioli (1848 ca) in San Francesco

La statua dell’Immacolata, posta all’interno dell’omonima cappella già dedicata a san Bernardino entro una corona di nubi gotiche nella forma a mandorla (o vesica piscis) realizzata nel 1957 da Severino Gardesani su disegno di Guido Atti, fu realizzata dopo che, nel 1819 i frati poterono riaprire al culto la Cappella Muzzarelli. È opera dello scultore spilambertese Prudenzio Piccioli (1813-1883) che nel 1848 curò il restauro della quattrocentesca pala marmorea dell’altare maggiore, opera dei fratelli veneziani Pierpaolo e Jacobello Delle Masegne. Fu proprio in quegli stessi anni che il Piccioli realizzò la statua dell’Immacolata Concezione di dimensioni più che reali, «ispirata alla pittura del Sassoferrato». L’effige fu posta sull’altare maggiore della Cappella Muzzarelli con ai fianchi, in due nicchie, le statue di san Ludovico, re di Francia, e santa Elisabetta d’Ungheria, patroni del Terz’Ordine Francescano.Con le soppressioni del 1863 e il decreto prefettizio del 1866 che ordinava la nuova chiusura della chiesa e la sua destinazione ad uso militare, la venerata immagine fu trasferita nella chiesa di San Girolamo della Certosa. Da lì fu riportata in San Francesco dopo che nel 1877, in attesa del ripristino della chiesa, fu nuovamente riaperta al culto la vecchia sacrestia, la Cappella Muzzarelli, che venne dedicata all’Immacolata. 
In occasione del restauro e parzialmente trasformazione del 1957 ad opera dello scultore scultore e plastificatore faentino Gaetano (Tano) Dal Monte (1916-2006), si ruppe la testa in gesso che fu rifatta in cartapesta (cf. lettera al p. Stanislao Rossi del 7 febbraio 1957). La statua fu solennemente incoronata dal Cardinale Giacomo Lercaro, arcivescovo metropolita di Bologna, il 13 maggio 1962.

La statua prima dell’intervento del 1956

Le notizie relative alla statua e al suo autore sono tratte dalla scheda di www.storiaememoriadibologna.it e da alcune note sul culto dell’Immacolata a Bologna redatte nel 1954 da p. Bartolomeo Casoni Dal Monte e conservate nell’archivio del convento. Per il restauratore si veda la pagina di www.ilbuonsenso.net. Si veda anche: Virgilio Davia, Cenni intorno al nuovo simulacro di Maria Santissima Immacolata opera dello scultore Prudenzio Piccioli che si venera nella Chiesa de’ RR. PP. Minori conventuali di S. Francesco in Bologna, Bologna, Tip. alla volpe, 1848.

A lato la pianta della chiesa di San Francesco con indicata la posizione della “Cappella dell’Immacolata” (già di San Bernardino).

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La statua dell’Immacolata di Agostino Corsini (1734) già in San Francesco

Forse non tutti sanno che la bella statua dell’Immacolata collocata nell’omonima cappella della Basilica bolognese di San Petronio, proviene dalla Cappella Palmieri di San Francesco. Con ogni probabilità portata lì a seguito della soppressione napoleonica che, all’inizio del secolo XIX, impose la chiusura della chiesa francescana che venne adibita a dogana.
«Chiusa dunque la chiesa – così scrive il p. Bartolomeo Dal Monte Casoni in una relazione del 1954 da titolo Del culto della B.V. Maria in genere ed alla B.V. Immacolata in ispecie -, il Patrono della Cappella (Famiglia Palmieri) provvide a mantenere al culto la venerata statua, facendola trasferire alla vicina chiesa parrocchiale di S. Marino, su cui godeva il giuspatronato. Però anche questa fu ben presto chiusa, per la riduzione delle Parrocchie imposte dal governo italico, ed avvenuta prima ancora della promulgazione del Decreto arcivescovile del Card. arciv. Carlo Oppizzoni, che costretto ad ottemperare alle imposizioni della autorità civile usurpatrice, in data 22 giugno 1805, ridusse a 16 il numero delle Parrocchie della città, da 53 che ve ne erano. La statua allora, attesa la grande venerazione da cui era circondata per lo zelo dei Frati che ne avevano sempre coltivato con profonda fede e intenso amore la devozione, fu conservata al culto trasferendola a S. Petronio, dove fu accolta con vera pietà dal Clero locale. Fu allora esposta all’altare di S. Rocco, sito nella navata sinistra, Cappella ottava. Però in vista del molto concorso dei devoti che là si recavano in pie visite, non fu quello reputato luogo adatto, trovandosi la cappella proprio di fronte a quella del SS. Sacramento, a cui di conseguenza si voltava la schiena; e si pensò di togliere quell’inconveniente ponendola in altro altare».In legno policromo, si tratta di una delle prime opere rimaste dello scultore bolognese Agostino Corsini (1688-1772), eseguita nel 1734 (per altri nel 1725) per la cappella Palmieri di San Francesco, giudicata dal bolognese storico dell’arte Eugenio Riccomini «lavoro di buon artigianato e di iconografia consueta».

Le notizie relative alla statua sono tratte dalla voce “Corsini, Agostino” curata da Paola Ceschi Lavagetto per il Dizionario Biografico degli Italiani (pagina di www.treccani.it; altre notizie alla pagina di collezioni.genusbononiae.it; per la diversa datazione si vedano la pagina di www.basilicadisanpetronio.org, da cui è tratta l’immagine qui pubblicata, e la pagina di www.bibliotecasalaborsa.it)

A lato la pianta della chiesa di San Francesco prima dell’intervento di restauro iniziato alla fine del secolo XIX, con indicata la posizione della “Cappella dell’Immacolata Concezione de Palmieri”

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