L’incarnazione della Vergine di Bartolomeo Cesi

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L’incarnazione della Vergine in sant’Anna come Immacolata Concezione in un dipinto di Bartolomeo Cesi (1593/95) già in San Francesco

Bartolomeo Cesi
Incarnazione della Vergine in sant’Anna come Immacolata Concezione
1593/1595
Bologna, Pinacoteca Nazionale (sala 22)

La grande pala, opera del bolognese Bartolomeo Cesi (1556-1629), era originariamente collocata nella cappella Desideri di San Francesco, ove rimase esposta sull’altare maggiore sino alle soppressioni napoleoniche. La complessità del soggetto trova rispondenza nel forte sostegno da parte dell’Ordine francescano all’idea immacolatista, che sarà riconosciuta come dogma solamente nel 1854. Di particolare intensità è la figura di sant’Anna, raffigurata col volto segnato dagli anni, in atteggiamento misto di adorazione e ringraziamento per l’inaspettata gravidanza.
L’opera è caratterizzata da una severità rappresentativa e da una semplificazione iconografica in chiave neoprospettica, atte ad agevolare una lettura devota; questo secondo il costante indirizzo del Cesi, che si accentua in questi anni all’aprirsi del Seicento.
Un’altra versione del tema, documentata nel 1600, si trova nella chiesa bolognese di Santa Maria della Pietà, detta dei Mendicanti.

Le notizie relative al dipinto sono in gran parte tratte del depliant La bellezza dell’arte e i francescani. Itinerario tra i dipinti della Pinacoteca Nazionale di Bologna provenienti dalla Basilica di San Francesco, 15 settembre-15 ottobre 2018 realizzato in occasione della X edizione del Festival Francescano svoltosi nella città felsinea dal 28 al 30 settembre 2018, sul tema “tu sei bellezza” e anche dalla scheda alla pagina di www.pinacotecabologna.beniculturali.it da cui è tratta l’immagine pubblicata.

A lato la pianta della chiesa di San Francesco prima dell’intervento di restauro iniziato alla fine del secolo XIX, con indicata la posizione della “Cappella di Sant’Anna de Desideri” (VIII)

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La statua dell’Immacolata di Agostino Corsini (1734) già in San Francesco

Forse non tutti sanno che la bella statua dell’Immacolata collocata nell’omonima cappella della Basilica bolognese di San Petronio, proviene dalla Cappella Palmieri di San Francesco. Con ogni probabilità portata lì a seguito della soppressione napoleonica che, all’inizio del secolo XIX, impose la chiusura della chiesa francescana che venne adibita a dogana.
«Chiusa dunque la chiesa – così scrive il p. Bartolomeo Dal Monte Casoni in una relazione del 1954 da titolo Del culto della B.V. Maria in genere ed alla B.V. Immacolata in ispecie -, il Patrono della Cappella (Famiglia Palmieri) provvide a mantenere al culto la venerata statua, facendola trasferire alla vicina chiesa parrocchiale di S. Marino, su cui godeva il giuspatronato. Però anche questa fu ben presto chiusa, per la riduzione delle Parrocchie imposte dal governo italico, ed avvenuta prima ancora della promulgazione del Decreto arcivescovile del Card. arciv. Carlo Oppizzoni, che costretto ad ottemperare alle imposizioni della autorità civile usurpatrice, in data 22 giugno 1805, ridusse a 16 il numero delle Parrocchie della città, da 53 che ve ne erano. La statua allora, attesa la grande venerazione da cui era circondata per lo zelo dei Frati che ne avevano sempre coltivato con profonda fede e intenso amore la devozione, fu conservata al culto trasferendola a S. Petronio, dove fu accolta con vera pietà dal Clero locale. Fu allora esposta all’altare di S. Rocco, sito nella navata sinistra, Cappella ottava. Però in vista del molto concorso dei devoti che là si recavano in pie visite, non fu quello reputato luogo adatto, trovandosi la cappella proprio di fronte a quella del SS. Sacramento, a cui di conseguenza si voltava la schiena; e si pensò di togliere quell’inconveniente ponendola in altro altare».In legno policromo, si tratta di una delle prime opere rimaste dello scultore bolognese Agostino Corsini (1688-1772), eseguita nel 1734 (per altri nel 1725) per la cappella Palmieri di San Francesco, giudicata dal bolognese storico dell’arte Eugenio Riccomini «lavoro di buon artigianato e di iconografia consueta».

Le notizie relative alla statua sono tratte dalla voce “Corsini, Agostino” curata da Paola Ceschi Lavagetto per il Dizionario Biografico degli Italiani (pagina di www.treccani.it; altre notizie alla pagina di collezioni.genusbononiae.it; per la diversa datazione si vedano la pagina di www.basilicadisanpetronio.org, da cui è tratta l’immagine qui pubblicata, e la pagina di www.bibliotecasalaborsa.it)

A lato la pianta della chiesa di San Francesco prima dell’intervento di restauro iniziato alla fine del secolo XIX, con indicata la posizione della “Cappella dell’Immacolata Concezione de Palmieri”

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Lo sposalizio mistico di santa Caterina e i santi Antonio di Padova e Giovannino del Bugiardini (1525 ca) già in San Francesco

Giuliano Bugiardini
Sposalizio mistico di santa Caterina e santi Antonio di Padova e Giovannino
1525 ca
Tavola, cm 208 x 178
Bologna, Pinacoteca Nazionale (sala 15)

La pala ornava l’altare della sesta cappella absidale dedicata prima a santa Caterina e poi a sant’Antonio di Padova, detta degli Albergati in quanto ceduta nel 1321 ad un certo Marco Albergati, come ricordava una lapide lì murata e ora al Museo civico (cf Garani 122). L’opera fu rimossa nel 1796 a seguito delle soppressioni napoleoniche e la destinazione della chiesa ad uso militare.Si tratta probabilmente della più tarda tra le opere di Giuliano Bugiardini (1475-1554) per Bologna, importante per l’evoluzione in senso “monumentale” del locale classicismo raffaellesco fra la terza e la quarta decade. L’artista fiorentino portò a Bologna un’interessante sintesi di quanto si andava sperimentando in quegli anni a Firenze e a Roma: la spazialità dinamica, i toni vividi e chiari, le diffuse ombreggiature.

Le notizie relative al dipinto sono in gran parte tratte del depliant La bellezza dell’arte e i francescani. Itinerario tra i dipinti della Pinacoteca Nazionale di Bologna provenienti dalla Basilica di San Francesco, 15 settembre-15 ottobre 2018 realizzato in occasione della X edizione del Festival Francescano svoltosi nella città felsinea dal 28 al 30 settembre 2018, sul tema “tu sei bellezza” e anche dalla scheda alla pagina di www.pinacotecabologna.beniculturali.it da cui è tratta l’immagine pubblicata.

A lato la pianta della chiesa di San Francesco prima dell’intervento di restauro iniziato alla fine del secolo XIX, con indicata la posizione della “Cappella di Sant’Antonio degli Albergati” (VI)

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La collezione di ritratti di musicisti del padre Giambattista Martini

Intorno al 1770 il nostro padre Giambattista Martini (1706-1784) avviò nel convento di San Francesco in Bologna una raccolta di circa 300 ritratti di musicisti, contemporanei e del passato. Le notizie sulla formazione di questa collezione non sono molte. Dal prezioso carteggio di lettere che Padre Martini tenne con diversi personaggi dell’epoca, musicisti che erano stati suoi allievi a Bologna, membri dell’Accademia Filarmonica, teorici di musica, compositori, nobili, illustri intellettuali, maestri di Cappella, custodi di conventi francescani, si è evidenziata una complessa rete di informatori e di intermediari che si occupavano di reperire i ritratti da lui desiderati.

Molti di questi (Aaron, Artusi, Banchieri, Bottrigari, Frescobaldi, Merulo, Tartini, Willaert, Zarlino) furono commissionati direttamente dal Martini agli artisti, i quali traevano le sembianze del musicista da incisioni dell’epoca. In effetti egli non era interessato al valore artistico dei dipinti, quanto ad una più o meno plausibile rassomiglianza col modello, in consonanza con l’interesse del suo secolo per la lettura fisionomica dei volti e con l’intento di dare testimonianza iconografica di personaggi legati da un unico comune denominatore – la musica – e dal fatto di avere rapporti più o meno diretti con la sua Biblioteca.

Ciò non toglie che nella collezione siano presenti molti quadri di pittori celebri, come Angelo Crescimbeni, autore di numerosi ritratti tra cui quello dello stesso religioso o Thomas Gainsborough, con il ritratto di Johann Christian Bach.

Sembra inoltre che il prestigio di Padre Martini, considerato come il più profondo conoscitore europeo dell’arte musicale, era tale che per un musicista dell’epoca era importante entrare a far parte della sua galleria di ritratti, perché ciò equivaleva ad una sorta di riconoscimento di merito: questo il caso dei ritratti richiesti a Rameau, Jommelli, Gluck e Mozart.

La quadreria rimase nel Convento di San Francesco e anche dopo la morte di Martini si arricchì di numerosi altri ritratti (tra cui Farinelli di Corrado Giaquinto, Rossini, Bellini, Donizetti, Wagner, Verdi), sopravvivendo alle confische napoleoniche grazie al suo successore padre Stanislao Mattei. La collezione entrò poi a far parte del patrimonio del Liceo filarmonico inaugurato nel 1804 nei locali dell’ex convento di San Giacomo dove nel 1816 confluì il resto della raccolta martiniana.

Notizie tratte dalla pagina di www.museibologna.it da cui a possibile accesso al catalogo online della collezione. Il ritratto del padre Martini di cui qui è pubblicato un particolare (tratto dalla pagina di www.ibcmultimedia.it) è conservato presso il Museo della Musica di Bologna.

Bibliografia

  • Lorenzo Bianconi [et al.], I ritratti del Museo della Musica di Bologna da padre Martini al Liceo musicale, Firenze, Olschki, 2018, XVII, 681 p. : ill. (Historiae musicae cultores, 129)
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