Alla base del campanile tracce di antico affresco

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Tracce di un antico affresco alla base del campanile grande di San Francesco

Solo un occhio attento riesce a riconoscere alla base del campanile grande, lato settentrionale, sotto l’atrio romanico, la traccia di un dipinto raffigurante due santi di cui ancora rimane, insieme ad una sorta di ombra, il duplice rilievo delle aureole.
L’archivio della Fondazione Federico Zeri di Bologna ne conserva una foto scattata dallo studio bolognese Achille Villani & Figli (notizie e immagine dalla pagina di catalogo.fondazionezeri.unibo.it). Il p. Luigi Garani nel suo Il bel San Francesco di Bologna del 1948 (Bologna, Tipografia Luigi Parma) ne accenna in questi termini: «Su di un pilone fu scoperto, durante i lavori di restauro del secolo scorso, un affresco quattrocentesco, rappresentante i SS. Pietro e Paolo, ora completamente svanito» (p. 257).

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L’incarnazione della Vergine in sant’Anna come Immacolata Concezione in un dipinto di Bartolomeo Cesi (1593/95) già in San Francesco

Bartolomeo Cesi
Incarnazione della Vergine in sant’Anna come Immacolata Concezione
1593/1595
Bologna, Pinacoteca Nazionale (sala 22)

La grande pala, opera del bolognese Bartolomeo Cesi (1556-1629), era originariamente collocata nella cappella Desideri di San Francesco, ove rimase esposta sull’altare maggiore sino alle soppressioni napoleoniche. La complessità del soggetto trova rispondenza nel forte sostegno da parte dell’Ordine francescano all’idea immacolatista, che sarà riconosciuta come dogma solamente nel 1854. Di particolare intensità è la figura di sant’Anna, raffigurata col volto segnato dagli anni, in atteggiamento misto di adorazione e ringraziamento per l’inaspettata gravidanza.
L’opera è caratterizzata da una severità rappresentativa e da una semplificazione iconografica in chiave neoprospettica, atte ad agevolare una lettura devota; questo secondo il costante indirizzo del Cesi, che si accentua in questi anni all’aprirsi del Seicento.
Un’altra versione del tema, documentata nel 1600, si trova nella chiesa bolognese di Santa Maria della Pietà, detta dei Mendicanti.

Le notizie relative al dipinto sono in gran parte tratte del depliant La bellezza dell’arte e i francescani. Itinerario tra i dipinti della Pinacoteca Nazionale di Bologna provenienti dalla Basilica di San Francesco, 15 settembre-15 ottobre 2018 realizzato in occasione della X edizione del Festival Francescano svoltosi nella città felsinea dal 28 al 30 settembre 2018, sul tema “tu sei bellezza” e anche dalla scheda alla pagina di www.pinacotecabologna.beniculturali.it da cui è tratta l’immagine pubblicata.

A lato la pianta della chiesa di San Francesco prima dell’intervento di restauro iniziato alla fine del secolo XIX, con indicata la posizione della “Cappella di Sant’Anna de Desideri” (VIII)

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Lo sposalizio mistico di santa Caterina e i santi Antonio di Padova e Giovannino del Bugiardini (1525 ca) già in San Francesco

Giuliano Bugiardini
Sposalizio mistico di santa Caterina e santi Antonio di Padova e Giovannino
1525 ca
Tavola, cm 208 x 178
Bologna, Pinacoteca Nazionale (sala 15)

La pala ornava l’altare della sesta cappella absidale dedicata prima a santa Caterina e poi a sant’Antonio di Padova, detta degli Albergati in quanto ceduta nel 1321 ad un certo Marco Albergati, come ricordava una lapide lì murata e ora al Museo civico (cf Garani 122). L’opera fu rimossa nel 1796 a seguito delle soppressioni napoleoniche e la destinazione della chiesa ad uso militare.Si tratta probabilmente della più tarda tra le opere di Giuliano Bugiardini (1475-1554) per Bologna, importante per l’evoluzione in senso “monumentale” del locale classicismo raffaellesco fra la terza e la quarta decade. L’artista fiorentino portò a Bologna un’interessante sintesi di quanto si andava sperimentando in quegli anni a Firenze e a Roma: la spazialità dinamica, i toni vividi e chiari, le diffuse ombreggiature.

Le notizie relative al dipinto sono in gran parte tratte del depliant La bellezza dell’arte e i francescani. Itinerario tra i dipinti della Pinacoteca Nazionale di Bologna provenienti dalla Basilica di San Francesco, 15 settembre-15 ottobre 2018 realizzato in occasione della X edizione del Festival Francescano svoltosi nella città felsinea dal 28 al 30 settembre 2018, sul tema “tu sei bellezza” e anche dalla scheda alla pagina di www.pinacotecabologna.beniculturali.it da cui è tratta l’immagine pubblicata.

A lato la pianta della chiesa di San Francesco prima dell’intervento di restauro iniziato alla fine del secolo XIX, con indicata la posizione della “Cappella di Sant’Antonio degli Albergati” (VI)

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La collezione di ritratti di musicisti del padre Giambattista Martini

Intorno al 1770 il nostro padre Giambattista Martini (1706-1784) avviò nel convento di San Francesco in Bologna una raccolta di circa 300 ritratti di musicisti, contemporanei e del passato. Le notizie sulla formazione di questa collezione non sono molte. Dal prezioso carteggio di lettere che Padre Martini tenne con diversi personaggi dell’epoca, musicisti che erano stati suoi allievi a Bologna, membri dell’Accademia Filarmonica, teorici di musica, compositori, nobili, illustri intellettuali, maestri di Cappella, custodi di conventi francescani, si è evidenziata una complessa rete di informatori e di intermediari che si occupavano di reperire i ritratti da lui desiderati.

Molti di questi (Aaron, Artusi, Banchieri, Bottrigari, Frescobaldi, Merulo, Tartini, Willaert, Zarlino) furono commissionati direttamente dal Martini agli artisti, i quali traevano le sembianze del musicista da incisioni dell’epoca. In effetti egli non era interessato al valore artistico dei dipinti, quanto ad una più o meno plausibile rassomiglianza col modello, in consonanza con l’interesse del suo secolo per la lettura fisionomica dei volti e con l’intento di dare testimonianza iconografica di personaggi legati da un unico comune denominatore – la musica – e dal fatto di avere rapporti più o meno diretti con la sua Biblioteca.

Ciò non toglie che nella collezione siano presenti molti quadri di pittori celebri, come Angelo Crescimbeni, autore di numerosi ritratti tra cui quello dello stesso religioso o Thomas Gainsborough, con il ritratto di Johann Christian Bach.

Sembra inoltre che il prestigio di Padre Martini, considerato come il più profondo conoscitore europeo dell’arte musicale, era tale che per un musicista dell’epoca era importante entrare a far parte della sua galleria di ritratti, perché ciò equivaleva ad una sorta di riconoscimento di merito: questo il caso dei ritratti richiesti a Rameau, Jommelli, Gluck e Mozart.

La quadreria rimase nel Convento di San Francesco e anche dopo la morte di Martini si arricchì di numerosi altri ritratti (tra cui Farinelli di Corrado Giaquinto, Rossini, Bellini, Donizetti, Wagner, Verdi), sopravvivendo alle confische napoleoniche grazie al suo successore padre Stanislao Mattei. La collezione entrò poi a far parte del patrimonio del Liceo filarmonico inaugurato nel 1804 nei locali dell’ex convento di San Giacomo dove nel 1816 confluì il resto della raccolta martiniana.

Notizie tratte dalla pagina di www.museibologna.it da cui a possibile accesso al catalogo online della collezione. Il ritratto del padre Martini di cui qui è pubblicato un particolare (tratto dalla pagina di www.ibcmultimedia.it) è conservato presso il Museo della Musica di Bologna.

Bibliografia

  • Lorenzo Bianconi [et al.], I ritratti del Museo della Musica di Bologna da padre Martini al Liceo musicale, Firenze, Olschki, 2018, XVII, 681 p. : ill. (Historiae musicae cultores, 129)
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