Le campane di San Francesco

Exemple

Le campane di San Francesco

In un interessante video ecco le campane di San Francesco in azione

Allontanati da San Francesco a seguito delle soppressioni napoleoniche, i frati solo nel 1841-42 poterono tornare nell’antico convento e nell’attigua chiesa, ridotta però ad un cumulo di rovine. Fu subito promosso un comitato per il restauro del tempio e nel 1845 si trovarono i fondi per intraprendere i lavori più urgenti. Nel 1847 furono commissionate alla Fonderia Brighenti quattro campane poi collocate sul campanile maggiore, un nuovo melodioso doppio bolognese, fuso con abbondante oro e argento raccolto tra la cittadinanza, che andava a sostituire quello distrutto nel 1796.
Ma con la soppressione degli ordini religiosi da parte del Regno d’Italia e il conseguente incameramento dei beni (1866) le campane furono alienate, acquistate da commercianti ebrei che a loro volta le rivendettero a don Pietro Burlandi, parroco di Santo Stefano di Venola, sull’appennino bolognese, presso Marzabotto. L’acquisto fu autorizzato dall’allora Vicario capitolare di Bologna Antonio Canzi, vescovo titolare di Cirene, con la condizione che qualora i frati, con la riapertura al culto della loro chiesa, avessero richiesto le campane, la parrocchia sarebbe stata obbligata a restituirle, non senza comunque avere in cambio un congruo compenso. Alla morte di don Burlandi però, il nostro fr. Fulgenzio Serra Zanetti, per evitare che gli eredi alienassero le campane, le acquistò con la facoltà di ritirarle quando a lui fosse piaciuto. Ma quando si presentò a reclamarle gli vennero rifiutate. Morto il Serra Zanetti il diritto passò al convento e i frati, particolarmente dopo che nel 1886 la chiesa fu restituita e riaperta al culto, si affettarono a dimostrare i loro diritti pienamente riconosciti dall’autorità ecclesiastica, ma non da quelli di Venola. A nulla valse un decreto con cui nell’ottobre 1910 l’allora Arcivescovo Giacomo della Chiesa (il futuro Benedetto XV) ordinava la restituzione delle campane. Finalmente un accordo si raggiunse nel 1926 con l’impegno dei frati a consegnare alla Parrocchia di Venola quattro campane di eguale peso, misura e tonalità.
Ma si dovette attendere fino al 6 marzo 1931 per vedere l’effettivo ritorno delle campane in San Francesco dal cui campanile tornare a suonare la successiva domenica 3 maggio.
Alla pubblica sottoscrizione fu provvidenziale l’intervento di Angela Angeli di Pontecchio che vi partecipò in memoria dello zio, l’ingegnere Enrico Angeli. La stessa generosa donatrice fece pure fondere nel 1931 un nuovo grosso campanone che venne ad accordare ed arricchire tutto il concerto e, nel 1935, fece porre un’altra campana sul campanile piccolo.
La vicenda è così sintetizzata in una lapide murata alla base del campanile grande:

LE VETUSTE CAMPANE DEL TEMPIO DI SAN FRANCESCO IN
BOLOGNA, TRASFERITE LXV ANNI OR SONO NELLA PARROC-
CHIA DI VENOLA IN QUEL DI MARZABOTTO FURONO NEL
SETTIMO CENTENARIO DALLA MORTE DI S. ANTONIO DI PADOVA. RICOLLOCATE IN QUESTA ARTISTICA TORRE A
CURA DEL CARDINALE ARCIVESCO G. BATTISTA NASALLI
ROCCA DI CORNELIANO PER OPERA SOLERTE DEL P. M.
FRANCESCO BONFANTE PROVINCIALE DEI FRATI MINORI
CONVENTUALI E PER MUNIFICA OFFERTA – DONO POSTUMO – 
DEL COMPIANTO PATRIOTA ING.RE ENRICO ANGELI DA VICENZA
E QUI’ RIPRESERO COL RITMO LORO GIULIVO A CELEBRARE
LA GLORIA DI DIO E DEI SUOI SANTI IL III MAGGIO
DELL’ ANNO DI GRAZIA MCMXXXI

Nel dettaglio questa la descrizione delle cinque campane attualmente sul campanile grande:

I: Re3 crescente, fusa da Cesare Brighenti nel 1932, ed ha un diametro di 131 cm. Pesa circa 16 quintali. Reca da un lato il testo del Cantico di frate Sole (o delle creature) e dall’altro la seguente iscrizione: ENRICO ANGELI SEGUACE DI GARIBALDI AD ASPROMONTE, VOLONTARIO NEL MDCCCLXVI, COMPAGNO DI CAROLI A VILLA GLORI, TRASSE DA LA CAPACE ANIMA EROICA PURISSIMI VALORI CHE DI LUI AFFERMARONO UN VALORE UMANO. N. A VICENZA II NOVEMBRE MDCCCXLV, M. A BOLOGNA XXI DICEMBRE CMCXXVII 

II (la grossa): Fa3 crescente, fusa da Gaetano e Clemente Brighenti nel 1847, ed ha un diametro di 110,1 cm. Pesa circa 8,5 quintali. Venne dedicata all’Immacolata e reca la seguente iscrizione: GAUDIA CELITUM IN PACE CHRISTI MORTUIS IMPETRA O CLEMENS O PIA O DULCISSIMA D. M. MARIA, LABIS NESCIA QUOTIES EMITTO VOCEM LUGUBREM AES TIBI CREDITUM QUOD IDEM DUM ORITUR SOL DUM OCCIDIT STRENUE TE SALVERE IUBEO. DEI MATREM PLENA GRATIAE CAELORUM POTENTEM 

III (il mezzanone): Sol3 crescente, fusa da Gaetano e Clemente Brighenti nel 1847, ed ha un diametro di 97,8 cm. Pesa circa 5,92 quintali. Venne dedicata a san Francesco con l’auspicio che i frati non avessero più ad abbandonare la sua chiesa: HOC PETO VOCE MEA SPLENDIDA FRANCISCE COELESTIS PATRONE NE QUIS FOEDET TUAS AEDES ITERUM, NEU ABHINE PROCUL ITERUM EXPELLAT TUOS ASSECLAS QUIBUS DEBEO QUOD MIHI SOLLEMNE EST SI TUA PRECONIA CANO

IV (la mezzana): La3 crescente, fusa da Gaetano e Clemente Brighenti nel 1847 e rifusa da De Poli di Vittorio Veneto nel 1968, ed ha un diametro di 84,6 cm. La campana originale pesava circa 4,24 quintali, l’attuale campana pesa circa 3,33 quintali. Venne dedicata a sant’Antonio di Padova e agli altri santi francescani e reca l’iscrizione: ANTONI POTENS MALORUM BONAVENTURA DOCT. ECCL. CLARA VIRGO IOSEPH CUPERTINAS ET QUOTQUOT ESTIS FRANCISCALES COELITUS IN QUORUM HONOREM SUM AES PLENUM SONITU FUGIANT A VOCE MEA FULMINA FUGIANT GRANDINES ET PESTES ET OMNIS GENERIS ADVERSA

V (la piccola): Do4 crescente, fusa da Gaetano e Clemente Brighenti nel 1847, ed ha un diametro di 74,6 cm. Pesa circa 2,90 quintali. Venne dedicata alla Santissima Trinità e reca la seguente iscrizione: QUOD EX ALTO VOCE TINNULA INDICO PSALMOS IN HONOREM UNIUS TRINIQUE DEI SEMPITERNI MAGORUM SIDERIS AES REFERO VIM ET VIRTUTEM CUCURRITE ERGO QUI ME AUDITIS SOLLECITI LATURI MUNERA LAUDUM REGI REGUM OPTIMO OMNIPOTENTI

Nel campanile piccolo è presente una campana in Mi3 crescente, fusa da Cesare Brighenti nel 1935, ed ha un diametro di 120 cm e un peso di circa 12 quintali.   
Originariamente montate alla bolognese, le campane del campanile grande sono state elettrificate e bilanciate nel 1968 per motivi di staticità del campanile.

Le notizie qui riportata sono tratta da: Luigi Garani, Il bel San Francesco. La sua storia, Bologna, Tipografia Luigi Parma, 1948, pp. 163, 201-202, 257-259; sull’argomento si veda anche: Giuseppe Rivani, I campanili e le campane di San Francesco in Bologna in: “Miscellanea francescana di storia, di lettere, di arti” XXXIII, 1933, 143-148; foto e trascrizione della lapide alla pagina di www.storiaememoriadibologna.it; i dati tecnici delle campane sono prese dalla pagina di www.youtube.com. Su YouTube sono caricati diversi video relativi alla campane di San Francesco, quello qui pubblicato è preso da qui ed è stato caricato da Andrea Tescari. Si tratta, come egli stesso lo descrive, di «una suonata “a doppio” con le 4 campane maggiori (Re3-Fa3-Sol3-La3, formanti il “quarto” in tono minore) a bicchiere ripresa dalla cella campanaria (salita delle campane “in piedi”, esecuzione del pezzo “tre fatte a Campanini e Mezze con le due d’organo prima, in mezzo e dopo” e discesa delle campane) eseguito in modalità elettrico-manuale dalla tastiera della centralina di comando alle ore 10.45 quale segno per la S.Messa delle ore 11 [del 4 ottobre 2018] nella festività di S.Francesco d’Assisi Patrono d’Italia».

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