San Francesco, i suoi frati e la città di Bologna

Sono i “Fioretti” al capitolo XXVIII a raccontare della visita di Francesco a Bologna. Ovviamente raccontano senza preoccuparsi di dati e altri particolari indispensabili alla storia. Il santo giunge a Bologna e in una piazza “piena di uomini, donne e scolari”, sotto l’azione dello Spirito improvvisa una predica. “Predicava sì meravigliosamente che pareva…agnolo che uomo” e le sue parole erano come “saette acute” che trapassavano il cuore degli uomini. Fu un successo: due nobili, uomini di studio, chiesero di seguirlo. Fra Pellegrino, definito da frate Bernardo come uno dei più perfetti frati di questo mondo”. E fra Ranieri che “visse servendo i fratelli con grande santità e umiltà”.

Anche Tommaso da Spalato, vescovo, quando era studente a Bologna assistette ad una predica di san Francesco nella piazza comunale ed è molto preciso nella data: 15 agosto 1222. Ricorda: “Portava un abito sudicio; la persona era spregevole, la faccia senza bellezza. Eppure Dio conferì alle sue parole tale efficacia che molte famiglie signorili, tra le quali il furore irriducibile di inveterate inimicizie era divampato fino allo spargimento di tanto sangue, erano piegate a consigli di pace”. Finì in un tripudio  di folla fanatica che voleva toccare la veste del santo e strappare qualche brandello dei suoi panni.

 

Certamente Francesco serbava un buon ricordo di Bologna e ad una occasione successiva, cui è legato l’episodio raccontato da Tommaso da Celano (Vita Secunda capitolo XXVIII), volle fermarsi. Ma partito da Verona, per strada viene a sapere che in città hanno una dimora che la gente chiama “casa dei frati”. Cambia programma e manda a dire ai frati di lasciare immediatamente quel luogo; “non vi rimasero nemmeno i malati”, annota il biografo. Ci volle l’intervento di Ugolino, vescovo di Ostia e legato in Lombardia, a dichiarare pubblicamente che quella abitazione era di sua proprietà perché i frati potessero ritornare. L’episodio va collocato negli anni 1220-1221.

A Bologna però, prima di lui, Francesco mandato dei frati in avanscoperta. Tommaso da Eccleston dice che frate Elia, primo ministro generale dopo san Francesco, “è stato notaio a Bologna”.

Fu certamente frate Bernardo a svolgere la prima missione fuori del territorio umbro proprio a Bologna.

 

Bellissimo il resoconto dei “Fioretti”. “Facendosi il segno della santissima croce, per la santa obbedienza, si partì”. All’arrivo nella città il suo “abito disusato” suscitò ilarità e scherno da parte dei ragazzi che lo trattarono come un povero pazzo. Bernardo non reagì per nulla, anzi, con pazienza, si offrì ancor più al dileggio. E i “Fioretti” riferiscono con particolari perfino umoristici, ciò che gli fecero grandi e piccoli: “chi gli tirava il cappuccio indietro e chi davanti, chi gli gittava polvere e chi pietre, chi ‘l sospingeva di qua e di là”. E il fraticello buono, paziente, silenzioso, lasciava fare. La scena non poté sfuggire ad un saggio dottore e si diceva che solo un santo poteva comportarsi in questo modo. Si avvicinò e gli chi era e perché era in città. Bernardo trasse fuori la Regola che aveva con sé e gliela dette perché la leggesse. “Veramente questo è il più alto stato di Religione che io udissi mai”. Da quel momento tutto cambiò; Bernardo “cominciò ad essere molto onorato dalla gente” e chi poteva vederlo e toccarlo si considerava beato. Ritornò in Assisi e disse a Francesco: “Il luogo è preso nella città di Bologna; mandavi dei frati”.

E così, nel 1213, fuori dalle mura, in luogo brullo e solitario (corrispondente all’attuale Piazza dei martiri), sorse il primo insediamento francescano denominato Santa Maria delle Pugliole. Qui i frati rimasero fino al 1236, anno in cui, per interessamento del papa e per la concessione delle autorità civili, ebbero la possibilità di avviare la costruzione di un’imponente basilica subito fuori porta Stiera.